La mancanza di carità come ostacolo alla conversione

Io abborro i cuori e le bocche che odiano, sia che odino Me, Dio, o i fratelli

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La mancanza di carità come ostacolo alla conversione

 Gesù nostro Maestro(CEV) "I Quaderni 1944", p. 72

Dice Gesù: "Se tutti sapessero - in luogo di imprecare soltanto per tutte le noie, le pene, le sventure della vita - se tutti sapessero venire a Me quando il prossimo offende, morde, nuoce, quando calunnia, quando disillude, quando avvilisce, quando colpisce con la sua indifferenza, anticarità, incomprensione, come con una spada, come sarebbe meglio!

Soffrirebbero meno e acquisterebbero benedizioni divine. Invece l'imprecazione contro tutto e tutti, Me compreso, fiorisce sempre su queste labbra umane che si sentono stanche per pregare ma non stanche per insultare.

E come posso Io andare a chi ha in sé odio che fermenta? E l'imprecazione non è forse odio che fermenta? Contro Me, contro il prossimo, contro la volontà di Dio, contro voi stessi. E sappiate che, se anche è contro voi stessi, è da Me riprovata perché lo abborro i cuori e le bocche che odiano, sia che odino Me, Dio, o i fratelli, creature di Dio, o loro stessi, opera di Dio.

Chi poi odia un infelice - odiare per Me è non amare, e per non amare non c'è bisogno di uccidere, basta mancare a quel senso di paziente compassione che anche gli animali domestici sentono per il padrone che soffre - chi odia un infelice, facendogli sentire aspramente la sua condizione ed acutizzando le ferite che Io ho medicato col mio amore perché soffra meno, offende Me che ho detto: "Beati i misericordiosi! Anche di un bicchiere d'acqua vi sarà data ricompensa". E la parola buona è molto più ricompensata di un bicchiere d'acqua.

Quando infine, con pensiero di scherno, si giudica male un mio servo e lo si turba al punto da renderlo fisicamente incapace di trascrivere la mia parola, allora si commette doppia offesa alla mia Persona. Perché solo Io posso ritirare la facoltà di ricevere in un mio servo, se costui manca a quella forma di vita che lo esigo da lui; e chi invece con arte umana me lo colpisce facendone un povero ferito incapace di moto, sul quale Io devo curvarmi, Samaritano divino, a medicare le ferite e ristorare le forze col mio pietoso amore, si arroga un diritto che non ha e defrauda Dio di un suo diritto e di un suo strumento.

In verità ti dico che, pur conoscendo quel cuore, ho dettato per esso una grande parola per spronarlo, per costringerlo al bene; per te l'ho fatto, e anche per lei, perché il ricordo della madre sua, vera cristiana, le fosse pungolo ad imitarne le virtù. Ma talvolta da un melo dolcissimo nascono selvatici frutti. E che tali restano perché non accolgono, con fede, la parola di Dio. Io sono quello che innesto in voi il Bene. Ma chi non mi accoglie rimane aspro e selvatico come frutto di selvatica pianta.

Non è così, in verità, che si esercita "la carità verso il prossimo". L'antica Marta era molto migliore. Si affannava di troppe cose, ma non derideva l'amore della sorella, lieta anzi che ella fosse presa in tale amore, e non la turbava al punto da mettere fra lei e Me il velo amaro di una incomprensione fraterna che sempre turba.

Io ho detto alla donna di Samaria: "Chi beve di quest'acqua avrà ancora sete, ma chi beve dell'acqua da Me data non avrà più sete, anzi l'acqua da Me data diverrà in lui fontana d'acqua viva zampillante in vita eterna".

Ma se quello nel quale Io vengo, portando sotto le specie eucaristiche la divina fontana che ha in sé tutte le virtù e le grazie atte a far di un uomo un santo, rimane marmo che non si imbeve e con la sua non fede vera e non vera carità non solo resta bacino di marmo impenetrabile ma anche bacino perforato da questa sua non fede schietta e non carità, come posso lo divenire in lui fontana d'acqua viva zampillante in vita eterna? In verità ecco che lo sfuggirò da lui dopo esser venuto, perché non amo gli increduli e i non caritatevoli, e lo lascerò ogni volta vuoto e arido come prima.

Tale il destino di chi pretende che Dio faccia tutto il miracolo e non mette di suo nessuno sforzo per migliorare se stesso.

Come lavora Satana intorno a questi cuori! Se si vedessero tremerebbero. Come uccellini svagati, non ascoltano il richiamo paterno che li avverte del pericolo e che li chiama; non vedono, non vogliono vedere che l'uccellatore malefico sta colla rete in pugno per catturarli e farli infelici. E finiscono ad esserne preda e strumento di afflizione per i miei diletti.

Il mondo è pieno di questi svagati. Essi sono i meno facili a convertirsi perché già superbia li tiene e non vi è in essi carità che li bonifichi. Mi fanno pietà. Abbi tu pure pietà e prega. Se la tua preghiera, come la mia grazia, non gioverà, tornerà a te come la grazia torna a Me, e tu ne avrai lo stesso merito come se essa avesse ottenuto la conversione di quel cuore."

 

 

 

Maria Valtorta: I Quaderni

Maria Valtorta: I Quaderni

Maria Valtorta Il 23 aprile 1943, un venerdì santo, Maria Valtorta sentì una voce, già nota al suo spirito, che la spronava a scrivere e così iniziò la prima pagina di una prodigiosa produzione letteraria che finì solo con la sua morte. Gli scritti del primo anno, a parte l'Autobiografia, pubblicata in uno specifico volume, sono raccolti in un volume intitolato I quaderni del 1943 . Sono soprattutto istruzioni e lezioni per i tempi che viviamo e in vista dei tempi ultimi, con forti richiami alla Legge di Dio, illustrata come espressione dell'Amore e della Giustizia. Attingendo ampiamente alle Sacre Scritture (specialmente ai libri profetici e sapienziali dell'Antico Testamento e al libro dell'Apocalisse), sviluppano temi dottrinali, celebrano la figura della Vergine Maria, attestano la missione delle "anime vittime" e mostrano la quotidiana esperienza ascetica della scrittrice, favorita anche dalle apparizioni celesti. Questo volume raccoglie gli scritti di 11 quaderni autografi per un totale di 1338 pagine. Bisogna precisare ancora una volta che Maria Valtorta uscì da casa l'ultima volta il 4 gennaio 1933 e dal 1 aprile 1934, giorno di Pasqua, non si levò più dal letto. Se si esclude un intervento divino nell'ispirazione e nella composizione dei suoi scritti, diventa assai difficile immaginare come, senza la possibilità di consultare testi specializzati, una povera inferma abbia potuto scrivere di getto e senza correzioni, libri di così alto contenuto teologico senza cadere mai in errori o contraddizioni.

Brani estratti dalle opere di Maria Valtorta con il permesso dell’editore Centro Editoriale Valtortiano srl, - Viale Piscicelli, 89/91 - 03036 Isola del Liri, (FR - Italia), www.mariavaltorta.com, al quale appartengono i diritti sulle opere di Maria Valtorta.