La carità dei cattolici verso quelli di altre religioni

"Dio è Carità e chi ha carità ha Dio. Come può dire uno di amare Dio se non ama i propri fratelli?"

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La carità dei cattolici verso quelli di altre religioni

(CEV) "I Quaderni 1944", p. 48 - Dice Gesù: "Il mio discepolo dice: "Dio è Carità e chi ha carità ha Dio. Come può dire uno di amare Dio se non ama i propri fratelli?". Per fratelli non sono qui nominati i figli di un solo sangue, e neppure i figli di una sola nazione, e neppure i figli di una sola religione. Tutti siete fratelli, poiché il ceppo è unico: Adamo; ed unica l'origine: Dio. Latini, ariani, asiatici, africani, civili, incivili, non venite da diversi creatori, ma da un unico Creatore: il Dio vostro che è Signore dei Cieli e Padre di tutti i viventi.

Figli più cari al suo cuore, i rigenerati nel Battesimo del Cristo. Figli dilettissimi e coeredi, col Figlio, della Città celeste, quelli che vivono la dottrina del Cristo. Ma se diversi sono i gradi della paternità e della figliolanza, unico è sempre il seme soprannaturale e naturale che avete: Dio, Padre divino; Adamo, padre terreno.

Non dovete dunque, voi che volete essere "perfetti" non per prava superbia della mente ma per ubbidienza al mio dolce comando: "Siate perfetti come è perfetto il Padre mio", nutrire in voi sentimento di spregio o ribrezzo per coloro che non sono come voi "cristiani" di fatto o cattolici di nome. Non dovete dire: "Costui, perché irreligioso, perché scismatico, perché pagano, m'è rettile o immondo animale, m'è ribrezzo e scandalo". Una sola cosa vi deve fare ribrezzo e vi deve essere scandalo perché è immondezza e corruzione. Il vostro commercio con Satana che vi lede lo spirito e vi rende ripugnanti agli occhi di Dio. Questa cosa dovete fuggire, evitare, sfuggire anche con lo sguardo della mente. Questa cosa sola.

Ma se siete, se volete essere "figli di Dio", veri figli, dovete aver carità per i fratelli miseri nello spirito, per gli indigenti dello spirito, per i malati dello spirito, per gli impuri dello spirito. Sono miseri gli idolatri e indigenti gli scismatici, sono malati i peccatori, sono impuri i traviati da dottrine ancor più nefaste di quelle di religioni cristiano-minori che credono nel Cristo ma non sono ramo dell'albero vero, bensì ramo senza innesto in Cristo e perciò selvatico e datore di aspro frutto, non degno della celeste mensa. Ché, se la benignità di Dio giudica l'opere di tutti secondo giustizia e ai "buoni" dà premio, poiché ciò è giusto, non sarà mai, questo premio, così fulgido e pieno come quello di coloro che sono i figli veri della vera Chiesa.

Molto è perdonato a chi molto ama e crede, credendosi nel vero, in altra religione. Ma poiché il Vangelo è predicato anche in quei paesi che sono separati da Roma, anche molto sarà chiesto a questi sordi che non vollero udire la Voce e vedere la Luce di Gesù Cristo, vivente nella sua Romana Apostolica Chiesa.

Ma non sta a voi, cattolici, di giudicare. Io ho detto: "Non giudicate". Ho detto: "Levati per prima la trave dal tuo occhio e poi la pagliuzza dall'occhio del fratello". Molte travi sono nei vostri occhi, o cristiani cattolici dalla fede lesionata, dalla troppo tiepida carità e dalle quattro virtù cardinali estinte. Molte. Troppe. Badate non vi avvenga che idolatri e gentili vi superino nell'amore del Cristo e meritino di sentirsi lodati avanti di voi per la loro fede sicura nella religione dei padri loro, per la loro carità al Dio conosciuto, per le loro virtù coraggiosamente praticate.

L'amore purifica anche ciò che è impuro e profano. L'amore ha purificato Maria di Magdala e Levi. Possiamo paragonare le religioni non cattoliche a questi due redenti evangelici che l'amore ha redenti. Possiamo pensare, o figli, che i credenti di esse, viventi nell'amore di Dio così come è loro stato insegnato (Dio chiederà se mai il perché dell'errore ai responsabili della loro separazione da Roma) siano resi puri agli occhi miei dalla carità che è viva in loro. Ripeto: sarà loro chiesto il perché non hanno voluto accettare il Vangelo predicato da Roma; ma non verrà loro negato lo sguardo di Dio poiché la loro ara impura, l'ara del loro spirito, sarà stata mondata dall'amore.

Tenete presenti le parole di Pietro: "Riconosco che Dio non fa distinzione di persone, ma in qualunque nazione gli è accetto chi lo teme e pratica la giustizia". Senza perciò superbia di mente e anticarità di cuore guardate con spirito soprannaturale i fratelli divisi da Roma ed effondete su loro il vostro amore attivo per riunirli a Roma di Cristo. Quale che sia il loro errore.

Se voi vi terrete elevati oltre la carne e il sangue, elevati oltre l'umano pensiero, contatti di carne e contatti di mente non potranno nuocervi poiché sarete viventi in zone dove contagio non giunge. Permanete in Me. Io sono difesa a chi in Me vive. Ed effondete su tutti quella carità che nel mio cuore trovate viva per tutti e maestra a tutti.

La comunione dei santi non è limitata ai fratelli di fede. Essa si effonde su tutti i viventi, poiché il Primo che l'ha stabilita ed esercitata sono Io che per tutti ho effuso il mio Sangue.

La preghiera per i separati da Me - per scismi, per dottrine, per sètte, per irreligione - non è altro che zelo per la mia Causa. Non è altro che imitazione del Maestro vostro, il quale non risparmiò a Se stesso nessun dolore pur di portare i figli separati al Dio, Padre santo.

La sofferenza poi - e parlo a voi, perle del mio gregge, o mie anime vittime, mie copie perfette, conforto mio e mia gloria - la sofferenza poi, oro puro del vostro amore, sangue del cuore della mistica comunione dei santi, è quella che, come il comando del Cristo, trae i morti fuor dalla morte. E quale risurrezione sia questa, di uno spirito, infinitamente più alta e preziosa di quella di una carne, lo vedrete in Cielo quando udrete il mio: "Benedetti!" a voi tutti che, evangelizzatori nascosti ma più potenti di tanti tiepidi sacerdoti, avrete conquistato alla Verità gli incirconcisi di ora."

 

 

 

Maria Valtorta: I Quaderni

Maria Valtorta: I Quaderni

Maria Valtorta Il 23 aprile 1943, un venerdì santo, Maria Valtorta sentì una voce, già nota al suo spirito, che la spronava a scrivere e così iniziò la prima pagina di una prodigiosa produzione letteraria che finì solo con la sua morte. Gli scritti del primo anno, a parte l'Autobiografia, pubblicata in uno specifico volume, sono raccolti in un volume intitolato I quaderni del 1943 . Sono soprattutto istruzioni e lezioni per i tempi che viviamo e in vista dei tempi ultimi, con forti richiami alla Legge di Dio, illustrata come espressione dell'Amore e della Giustizia. Attingendo ampiamente alle Sacre Scritture (specialmente ai libri profetici e sapienziali dell'Antico Testamento e al libro dell'Apocalisse), sviluppano temi dottrinali, celebrano la figura della Vergine Maria, attestano la missione delle "anime vittime" e mostrano la quotidiana esperienza ascetica della scrittrice, favorita anche dalle apparizioni celesti. Questo volume raccoglie gli scritti di 11 quaderni autografi per un totale di 1338 pagine. Bisogna precisare ancora una volta che Maria Valtorta uscì da casa l'ultima volta il 4 gennaio 1933 e dal 1 aprile 1934, giorno di Pasqua, non si levò più dal letto. Se si esclude un intervento divino nell'ispirazione e nella composizione dei suoi scritti, diventa assai difficile immaginare come, senza la possibilità di consultare testi specializzati, una povera inferma abbia potuto scrivere di getto e senza correzioni, libri di così alto contenuto teologico senza cadere mai in errori o contraddizioni.

Brani estratti dalle opere di Maria Valtorta con il permesso dell’editore Centro Editoriale Valtortiano srl, - Viale Piscicelli, 89/91 - 03036 Isola del Liri, (FR - Italia), www.mariavaltorta.com, al quale appartengono i diritti sulle opere di Maria Valtorta.