Il diavolo come leone ruggente

"Lo ripeto: sinché rugge è poco pericoloso; quando, dopo essersi fatto sentire, tace, allora è pericoloso al sommo: tace perché ha scoperto il vostro punto debole e le vostre abitudini ed è già pronto al balzo su voi"

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Dice Gesù: (CEV) "I Quaderni 1944", p.277 - "Dice il mio Pietro: ...Il diavolo, vostro avversario, come leone ruggente vi gira intorno cercando chi divorare; resistetegli forti nella fede, sapendo che i vostri fratelli dispersi nel mondo soffrono gli stessi vostri patimenti".

Nelle contrade africane dove abita il leone sanno, uomini e bestie, come regolarsi con esso. Una volta ti ho portata meco in oriente presso una fonte ricca d'acque... e ti ho detto: "Sii come questa". Oggi ti porto con Me nelle eterne foreste i cui giganti arborei sono i pronipoti di quelli emersi dal nulla per volere del Padre e che mirarono gli occhi attoniti dei primi padri. Così vedrai qualcosa di diverso da quanto ti immelanconisce.

Guarda. Alte contro al cielo, di un azzurro più scuro dei miei stessi occhi, stanno le cime di questi millenari giganti verdi. E si intrecciano le une alle altre per parlare lassù, ai venti e alle stelle, delle sottostanti vicende che esse non vedono poiché il tetto verde le cela.

Sotto è il sottobosco, folto come un labirinto, intricato di liane e di radiche che paiono serpenti, e ornato dei traditori monili che sono le serpi in agguato. Più basso ancora, la felpa dell'erba folta, nata in un vergine terreno ricco di mille succhi e nella quale è dolce trovare pascolo e riposo per antilopi e gazzelle e cibo ai milioni di uccelli di ogni canto e colore. Fiori, felci, collane di corolle, antri verdi, grotte muscose e freschi corsi d'acqua e una luce verde, riposante in mezzo al sole che abbacina là dove penetra, nelle strade aperte a fatica dall'uomo o lungo uno specchio d'acqua tanto vasto da obbligare la volta vegetale ad aprirsi in pozzo verde.

In queste foreste è re il leone. Nessun altro gli tiene fronte fra ciò che corre o balza, o striscia o arrampica, o vola o cammina. L'uomo che passa coi suoi armenti ai margini della foresta, migrante verso zone di pascolo o di mercato, costruisce, per sé e per i suoi simili, recinti pontuti per chiudervi la mandra nelle notti fredde e serene. Gli animali si rintanano nel folto o si rannicchiano in alto delle piante come cala la sera per sfuggire al suo assalto. Perché il leone non assale finché il sole è nel cielo. Attende la notte, l'ombra ingannevole della luna, o la tenebra fonda, per la sua preda. Esce e rugge, come viene la sera. Rugge intorno alle chiusure dell'uomo e intorno agli antri delle bestie. Non penetra, attende. Attende l'imprudente che esce dal suo rifugio.

Quante imprudenze sempre! Desiderio di sollievo, curiosità di vedere, fretta di giungere. II leone è là. Attende, pregustando il sapore della preda, battendosi i fianchi per l'impazienza e [per] l'ira della lunga attesa, e gira cercando il punto da cui uscirà l'imprudente, e quando lo trova si mette alla posta, oppure studia i segni dell'abituale andare e va all'agguato. E tace, ora, poiché sa che l'imprudente viene. Tace per far credere che non c'è più. E non c'è mai tanto come quando tace.

[...] Il diavolo fa come il leone. Gira, approfittandosi della caduta del Sole, intorno alle vostre anime. Non osa uscire e assalire sinché il Sole è alto sul vostro spirito. Rugge, ma non assale. E che importa se rugge? Lascialo ruggire di rabbia. Sta' sotto al Sole, al tuo Dio, e non aver paura. Non vedi più il Sole? Ma Egli c'è. Se un'ora di prova ti fa cieca, sappilo sentire per il suo calore, posto che non puoi vederne l'aspetto. Non sai che moriresti di gelo se il tuo Sole fosse morto per te? Se vive il tuo spirito, nonostante Dio l'abbia reso cieco, è perché il Sole ti bacia ancora.

Oh! se le anime sapessero rimanere sempre sotto al Sole eterno, e anche nelle tenebre della prova non uscire dallo zenit solare e dire: "Io resto al mio posto. Qui, dove mi ha lasciata, Dio mi ritroverà perché io non muto il mio pensiero di fede e d'amore"!

Il diavolo gira cercando il varco per allungare la zampa unghiuta e strappare l'incauto che sta troppo vicino all'apertura: alla tentazione. Oppure attende che esca: volontaria preda per allettamento di senso. Oppure anche tace e si mette in agguato, è l'insidia più astuta. E chi procede senza collegamento col divino cade nella sua trappola.

Lo ripeto: sinché rugge è poco pericoloso; quando, dopo essersi fatto sentire, tace, allora è pericoloso al sommo: tace perché ha scoperto il vostro punto debole e le vostre abitudini ed è già pronto al balzo su voi.

Siate vigilanti. Se su voi è la luce di Dio, essa vi illumina e altro non occorre. Ma se siete nelle tenebre, state ancorati alla fede. Nulla e per nessun motivo vi faccia smuovere da essa. Tutto pare morto e annullato? Dite a voi stessi: "No. Tutto è come prima". Dite a Satana: "No. Tutto è come prima".

Prima di voi, quanti hanno subìto le vostre stesse torture! "I vostri fratelli dispersi nel mondo". I vostri fratelli. Nel mondo. Mondo, qui, non è tanto questa Terra, che voi abitate, coi suoi viventi. Mondo è la Comunione di tutti i viventi. "Di tutti i viventi" dico. Ossia di tutti quelli che sono nella Vita in eterno dopo aver voluto e saputo rimanere nella "Vita" mentre erano sulla Terra.

Ebbene, questi vostri fratelli sparsi come fiori eterni nei miei paradisiaci giardini, non solo ricordano i loro passati combattimenti, e perciò sanno comprendere i vostri. Ma, per la Carità che ormai è la loro Vita, essi soffrono, nella beatitudine, di vedervi soffrire. Sofferenza d'amore che non ottunde la loro gioia, ma che vi mescola una vena di superattiva carità e che li fa pietosi e soccorrevoli ai vostri affanni. Tutto il Cielo sta proteso su voi che lottate col mio Nome nel cuore e per il mio Nome, e vi aiuta.

Non uscite fuor dalla tri ice barriera delle teologali virtù, dalla sicura difesa delle quadruplici virtù cardinali. La fede, la speranza e la carità. La giustizia, la temperanza, la fortezza e la prudenza, ecco le vostre difese. Contro esse si spezzano le unghie di Satana ed esso perde il rigore senza nuocervi.

Quando torna il Sole, il vostro Dio, a splendere ai vostri animi vittoriosi della notte che vi ha torturato, voi rimanete stupiti nel vedere quanta opera di liberazione ha fatto lo stesso demonio, contro la sua stessa volontà, girando furente intorno a voi. Nella sua furia impotente, mettendovi sulle difese, ha fatto sì che le piccole imperfezioni, come erbe leggere troppo calpestate, muoiano definitivamente, e sul suolo, nudo, scenda trionfante la luce a far crescere più forte il vostro fiore, lo spirito vostro, creato per vivere in Cielo.

[…]Il leone, ho detto, conosce le abitudini, le studia per conoscerle, di quelli che vuole sbranare. È intelligentissimo. Comprende subito. Anche Satana è intelligentissimo e comprende subito. È sempre un angelo. Decaduto ma rimasto tale nella mente, che usa ora per il male mentre gliel'avevo data potente per operare il bene. Il leone sa che le sue prede vanno a dissetarsi a sera alle vene d'acque che rigano le terre arse di sole. Sa a quali pascoli vanno per brucare l'erba folta. Sa quando l'uomo torna dal lavoro alle sue dimore. Non ha che scaglionarsi lungo queste tappe.

Desiderio di sollievo fisico o imprudenza umana portano uomo e animali verso le sue zanne inesorabili. Ecco le miti gazzelle e le svelte antilopi, così caute e timorose nel giorno, farsi ardite a sera. La sete, la fame le spingono. E vanno incontro alla morte. Ecco l'uomo, troppo avido di guadagno, attardarsi ancora per lavorare oltre il tramonto. E la morte lo ferma per sempre al ritorno. Ecco l'appetito carnale spingere due fuori del riparo dell'abitato per trovare ricovero ai loro illeciti amori. E la belva scioglie in eterno ciò che la loro lussuria aveva allacciato. Ma in terre africane o nelle regioni dei ghiacci è sempre lo stesso pungolo, fatto di tre punte, quello che spinge gli uomini verso l'unghiata di Satana. È sempre concupiscenza di carne, di denaro, di potere, quello che vi mette alla portata di colui che "come leone ruggente vi gira intorno" instancabile.

Ricordatevi che anche lo fui tentato nella carne con la fame delle viscere e con l'offerta del cibo carnale ai miei sensi, nella mente con l'avidità di potere, nello spirito con l'inculcarmi di tentare Iddio. L'imprudenza è tentazione verso Dio.

Sappiate imitarmi. Fate fuggire Satana imitando Gesù, Maestro vostro. "Non di solo pane vive l'uomo, ma della parola di Dio". "Non tenterai il Signore Iddio tuo". "Adorerai il Signore Dio tuo e Lui solo servirai".

Fasciate la carne e lo spirito con le bende intrise di aromi della Legge di Dio. Chi vive avvolto di esse preserva la sua carne e il suo spirito dai germi che portano putrefazione di morbi e di morte. Va […] [in] pace."

 

 

 

Maria Valtorta: I Quaderni

Maria Valtorta: I Quaderni

Maria Valtorta Il 23 aprile 1943, un venerdì santo, Maria Valtorta sentì una voce, già nota al suo spirito, che la spronava a scrivere e così iniziò la prima pagina di una prodigiosa produzione letteraria che finì solo con la sua morte. Gli scritti del primo anno, a parte l'Autobiografia, pubblicata in uno specifico volume, sono raccolti in un volume intitolato I quaderni del 1943 . Sono soprattutto istruzioni e lezioni per i tempi che viviamo e in vista dei tempi ultimi, con forti richiami alla Legge di Dio, illustrata come espressione dell'Amore e della Giustizia. Attingendo ampiamente alle Sacre Scritture (specialmente ai libri profetici e sapienziali dell'Antico Testamento e al libro dell'Apocalisse), sviluppano temi dottrinali, celebrano la figura della Vergine Maria, attestano la missione delle "anime vittime" e mostrano la quotidiana esperienza ascetica della scrittrice, favorita anche dalle apparizioni celesti. Questo volume raccoglie gli scritti di 11 quaderni autografi per un totale di 1338 pagine. Bisogna precisare ancora una volta che Maria Valtorta uscì da casa l'ultima volta il 4 gennaio 1933 e dal 1 aprile 1934, giorno di Pasqua, non si levò più dal letto. Se si esclude un intervento divino nell'ispirazione e nella composizione dei suoi scritti, diventa assai difficile immaginare come, senza la possibilità di consultare testi specializzati, una povera inferma abbia potuto scrivere di getto e senza correzioni, libri di così alto contenuto teologico senza cadere mai in errori o contraddizioni.

Brani estratti dalle opere di Maria Valtorta con il permesso dell’editore Centro Editoriale Valtortiano srl, - Viale Piscicelli, 89/91 - 03036 Isola del Liri, (FR - Italia), www.mariavaltorta.com, al quale appartengono i diritti sulle opere di Maria Valtorta.