Apparizioni della Vergine Maria, 1531, Guadalupe, Messico

“Guadalupe” significa nell’idioma indigeno: “schiaccia la testa al serpente”

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Apparizioni della Vergine Maria, 1531, Guadalupe, Messico

Il documento più importante a nostra disposizione sulla Madonna di Guadalupe è il "Nican Mopohua", scritto in nahuatl, la lingua degli aztechi, da Antonio Valeriano, indigeno colto (conosceva lo spagnolo e il latino). Questo testo sembra risalire al 1545 al massimo. E' stato tradotto in castigliano da Luis de la Vega e stampato nel 1649. La storia di questa manifestazione mariana si compone di un ciclo apparizionale, come qui appresso viene riportato.

La prima apparizione

Nel dicembre del 1531, un sabato, molto presto, tornando dalla messa, in un luogo chiamato Tepeyac, Juan Diego sentì dei canti di uccelli meravigliosi. Di tanto in tanto questi canti si fermavano e allora la montagna sembrava rispondere. Poi si sentì chiamare per nome: “Juanito, Juan Diego”. Spinto dalla curiosità, osò allora avventurarsi fino alla cima della montagna. Là vide la santa Vergine, Madre di Dio, che lo attendeva. Ella gli chiese di recarsi dal vescovo per raccomandargli di costruire in quello stesso luogo una chiesa dove Ella avrebbe potuto ricevere le preghiere e confortare le sofferenze dei suoi figli terreni. Juan andò dal vescovo e riferì il messaggio ricevuto ma questi lo liquidò in fretta dicendogli di “tornare un altro giorno”; ora non aveva tempo, un'altra volta l'avrebbe ascoltato più a lungo.

Seconda apparizione

Lo stesso giorno Juan Diego tornò sul luogo dove aveva visto la Madre di Dio e le raccontò del rifiuto del vescovo. Le spiegò che, se veramente voleva che il vescovo accettasse la sua richiesta, era meglio che si servisse di una persona più importante di lui. Ma la Madre di Dio insistette: “No, ho scelto te: torna domani dal vescovo”. Juan promise di tornare la sera del giorno dopo con la risposta del vescovo. La domenica presto Juan andò alla messa e subito dopo il vescovo, che questa volta lo ascolta, lo interroga e alla fine gli dice di chiedere alla santa Vergine un segno. Subito dopo la partenza di Jnan Diego, gli manda dietro dei servitori con l'incarico di spiarlo. Costoro però finiscono per perdere le tracce di Juan e allora tornano dal vescovo mettendolo in guardia contro Juan Diego e dicendo di non aver veduto più lui né la Santa Vergine, che lui diceva di aver visto.

Terza apparizione

Juan Diego porta la risposta del vescovo la domenica sera. La Madre di Dio gli dice allora: “Torna domani, lunedì, molto presto. lo ti darò il segno richiesto dal vescovo”.Ma la domenica sera, tornando a casa, Juan scopre che suo zio é gravemente ammalato. Questi lo supplica di andare al più presto a cercare un medico e quindi il lunedì mattina Juan Diego non può andare dalla Vergine; invece va a cercare un medico per suo zio e torna con lui a casa per curarlo. Ma il lunedì sera lo zio sta peggio e gli dice: “Sto morendo; vammi a cercare un prete a Tlatilólco”

Quarta apparizione

Il martedì mattina, molto presto, Juan Diego parte per Tlatilolco e, per evitare di passare per il luogo dove aveva visto la Madre di Dio, che avrebbe potuto trattenerlo di nuovo, prende un'altra strada. Ma è tutto inutile: Lei lo aspettava poco distante, proprio in mezzo alla strada. Juan Diego cerca di giustificarsi e spiega l’urgenza di quanto gli aveva chiesto suo zio, promettendole però che avrebbe fatto in seguito ciò che Lei gli ha domandato. Ma la Madre di Dio lo rassicura sulla sorte di suo zio e gli dice di andare sulla collina e raccogliere tutti i fiori che troverà e di tornare a Lei a mostrarglieli. E' il mese di dicembre, normalmente in questa stagione sulla collina non ci sono che sassi. Invece arrivato lassù Juan trova il prato coperto di fiori meravigliosi, freschi e pieni di rugiada. Ne mette più che può nel suo mantello e corre a mostrargli alla Santa Vergine. Lei ne prende qualcuno, rimette tutti gli altri nel mantello di Juan e lo rimanda di nuovo dal vescovo. La Madonna di Guadalupe I servitori lo fanno attendere. Lui resta in piedi, a testa bassa. Loro notano allora che Juan regge qualcosa e si avvicinano per vedere che cosa. Scorgono dei fiori e tentano di prenderne qualcuno ma invano: i fiori sembrano incollati o ricamati nel mantello di Diego. Ciononostante da essi emana un gran profumo. I servitori allora ne vanno a parlare al vescovo, il quale finalmente, compreso il “segno” che aveva chiesto e che gli era stato inviato, lo fa entrare e lo ascolta. Juan Diego racconta tutta la sua storia e alla fine, come prova dell'autenticità del suo racconto, svolge il mantello. Con sua grande sorpresa vede il vescovo cadere in ginocchio davanti a lui: dietro ai fiori, che sono caduti a terra, il vescovo ha visto sul mantello l’immagine della Madre di Dio. Al rientro a casa, Juan viene informato che anche lo zio ha visto la Santa Vergine, che lo ha guarito.Da allora il mantello di Juan Diego con l'immagine della Madonna viene collocato in un santuario appositamente costruito sul luogo delle apparizioni ed è oggetto di un grande culto devozionale ed è meta di pellegrinaggi.

 

 

 

Risultati scientifici del Il tessuto della "tilma"

Il mantello di Juan Diego è chiamato indifferentemente nei testi che raccontano del prodigio “tilma” o “ayate”. Ma la tilma è spesso fatta di cotone e il mantello di Juan Diego esposto nel tempio non è così. L’ayate invece è un tessuto più povero, tratto dal filo dell'agave, con una trama molto lenta. Si dice che 1’ayate è refrattaria e resistente alla polvere, agli insetti e all'umidità. In compenso però è un tessuto fragile, che dura al massimo 20 anni. Nel diciottesimo secolo furono fatti confezionare due ayates simili a quello di Juan Diego, uno in agave e l'altro di "iczotl", perché si era ancora in dubbio sulla vera natura del tessuto. Si fecero dipingere sulle due stoffe delle copie dell’originale. Ma molto presto le due copie si deteriorarono e andarono distrutte con il passare del tempo. Invece il mantello sacro è tuttora là, integro.

Bisogna anche considerare che durante 116 anni l'immagine della Madonna di Guadalupe è rimasta esposta nel santuario e al culto liberamente, senza essere protetta da un vetro o da altra protezione. Solo a partire dal 1647 è stata protetta con un vetro, composto da due pezzi. Successivamente, nel 1866, venne protetta da una lastra di vetro fatta di un unico pezzo. Occorre ancora sottolineare che la regione ove si trova il santuario con il sacro mantello dipinto è una regione ricca di laghi, ove avvengono frequenti inondazioni, vi sono molti insetti e ciononostante l’immagine ha resistito. Ha resistito anche alle lame, ai ceri, agli ex voto, alla biancheria e agli scapolari che la gente per devozione veniva a strofinare sull'immagine.

E ancora, nel 1791, nel pulire la cornice d'argento, un po' della sostanza detersiva cadde sull'angolo superiore destro della tela. L'acido avrebbe dovuto corroderla; apparvero invece soltanto alcune macchie giallastre, che poi, con il passare del tempo, sono scomparse da sole, a poco a poco.

Il 14 novembre 1921, durante la rivoluzione antigovernativa, che aveva assunto forti tinte anticlericali, una bomba, nascosta in un mazzo di fiori, esplose ai piedi dell'.altare, proprio davanti al mantello di Juan Diego. Il marmo dell'altare andò a pezzi, i vetri delle case tutt’intorno si ruppero, ma la lastra del vetro protettivo dell'ayate sacro restò intatta e così anche la tela con l'immagine.

L'Immagine: Il 7 maggio 1979 Jody Brant Smith e Philip Serna Callagan, entrambi membri della NASA, hanno fatto delle fotografie all'infrarosso dell'Immagine della Madonna di Guadalupe. Smith è un professore di filosofia della scienza e dell'estetica e fa parte di una équipe internazionale di esperti in sindologia, la scienza che ha per oggetto. lo studio della Sindone di Torino. Callagan, a sua volta, è esperto di pittura.

Queste fotografie rivelano che l'immagine ha sofferto per essere stata ritoccata a più riprese da alcuni pittori, che hanno creduto bene di abbellirla con il loro talento; infatti i raggi d'oro, le stelle del mantello, i pizzi, sono delle aggiunte posteriori. Persino il viso e le mani della Madre di Dio hanno sofferto di questi ritocchi. La luna sotto i piedi della Vergine e la cintura della sua tunica sono anch'esse delle aggiunte, malfatte ma di origine ancora più antica. Infatti quei dettagli si trovano già nella descrizione di Nican Mopohua e sono dunque anteriori al 1550. Un fatto molto notevole è che queste aggiunte hanno già cominciato a deteriorarsi, mentre tutto quello che appartiene alla immagine primitiva sembra aver conservato tutta la sua freschezza.

Durante la rivoluzione messicana, in piena persecuzione antireligiosa, le autorità responsabili del santuario, temendo per 1'ayate, ne fecero fare alcune copie fedeli e misero l'originale al sicuro, in presenza di testimoni giurati. Sfortunatamente si è approfittato ancora di questo periodo di turbative per fare altri nuovi ritocchi al viso dell’immagine portata via, fuori dal santuario; questo tra il 1926 e il 1929. Nel giugno 1929 l'immagine originale è finalmente tornata al suo posto. Nel 1936, con l'autorizzazione del vescovo, sono state prelevate due fibre del tessuto, nella parte dipinta con l’immagine, e sono state consegnate ad un chimico tedesco di fama, Richard Kunh. Più precisamente, questo chimico ha avuto a sua disposizione una fibra colorata di rosso e una di colore giallo. Il risultato dell'analisi effettuata è stato categorico: non si tratta di sostanze coloranti naturali conosciute di origine minerale, vegetale.o animale ma di sostanze di origine completamente sconosciuta. Ricordiamo che Richard Kunh ha avuto il premio Nobel per la chimica nel 1938.

Queste conclusioni del resto sono state confermate dagli esami di Jody B. Smith e Philip Callagan. Il blu del mantello, che appartiene all'immagine primitiva, è costituito da pigmenti sconosciuti. Il rosa della tunica è di una luminosità totalmente inspiegabile e di un pigmento sconosciuto. Il viso e le mani, nelle loro parti originali, sono dipinte con pigmenti sconosciuti.

 

 

 

Gli occhi

Nel 1929 Alfonso Marcué, fotografo ufficiale della basilica antica, ha notato, su una semplice fotografia in bianco e nero da lui stesso scattata, che negli occhi della Vergine c'era un riflesso molto netto; sembrava rappresentare un uomo con la barba. Ma poiché quella era l'epoca delle persecuzioni antireligiose, non era proprio il momento di parlarne. Passata la bufera politica, le autorità religiose continuarono a tacere, forse un po' turbate dall'idea di un esame scientifico che avrebbe potuto rivelare i ritocchi ai quali avevano creduto bene di procedere.

Il 29 maggio 1951 J. Carlos Salinas Chavez, esaminando al microscopio una foto in bianco e nero che gli era stata fornita, scopre di nuovo questo personaggio barbuto nell'occhio destro della Santa Vergine e poi lo ritrova anche nell'occhio sinistro. Il 27 marzo 1956, un nuovo esame viene compiuto da Javier Torroella Bueno, oftalmologo, che conferma la cosa.

Il 23 giugno 1956 Rafael Torja Lavoignet conferma ancora questa scoperta e nota al tempo stesso, con sua grande meraviglia, che le pupille degli occhi sembravano incavate, profonde, proprio come accade con gli occhi veri, cosa che invece non avviene mai con una foto o in una pittura. Il volto e gli straordinari occhi della Madonna di Guadalupe Ma la cosa più stupefacente ancora, veramente straordinaria, è che si scopre che l'effetto oftalmico cosiddetto Purkinje-Samson si verifica anche ed è pienamente rispettato in questi riflessi. Si tratta di un fenomeno di ottica scoperto soltanto alla fine del 19° secolo da due ricercatori, il primo polacco e il secondo francese e uno indipendentemente dall'altro, a Breslau/Wroslaw (Breslavia) e a Parigi. In base a questo fenomeno, un oggetto convenientemente illuminato e situato nei limiti di distanze precise, si riflette tre volte nell'occhio umano: due volte a diritto e una volta a rovescio, con proporzioni diverse oggi ben conosciute. Ora, questo fenomeno si ritrova, ed è stato perfettamente osservato, in uno dei due occhi della sacra Immagine; per l'altro occhio probabilmente la distanza è troppo grande. Nuove verifiche di questo fenomeno incredibile sono state compiute negli anni successivi, nel 1958, nel 1975, nel 1976 e via di seguito; in tutto più di venti volte, e sempre con risultato positivo.

Gli occhi dell’immagine della Madre di Dio di Guadalupe riflettono dunque una figura di fronte, come se fossero degli occhi vivi! A partire dal febbraio 1979, José Aste Tonsmann ha intrapreso un altro tipo di studi, assolutamente fantastici. Il lavoro abituale di José A. Tonsmann consiste normalmente nel captare le immagini della terra inviate dai satelliti e a “digitalizzarle” per renderle leggibili. Lavora con un microdensimetro che gli permette di distinguere 1600 punti su un millimetro quadrato. Per certi dettagli, arriva fino a 27778 punti per millimetro quadrato. A sua volta, ognuno di questi punti può in seguito essere ingrandito fino a 2500 volte.

Si capisce facilmente che con sistemi del genere i risultati che si possono raggiungere sono assolutamente straordinari. Facendo uso di questa sua metodica, il professor Tonsmann ha proceduto ad un esperimento di verifica singolare ma molto semplice. Ha fatto fotografare gli occhi di sua figlia mentre guardava diritto davanti a sé e così è riuscito effettivamente ad individuare, col suo metodo, quello che lei vedeva nel momento in cui veniva scattata la foto.

Usando lo stesso sistema con l'immagine della Madonna di Guadalupe, fotografandone gli occhi e procedendo a quegli ingrandimenti, si è potuto constatare una cosa assolutamente stupefacente: negli occhi della sacra immagine sono stati scoperte progressivamente diverse figure come un indiano, un francescano, sulla guancia del quale sembra scorrere una lacrima, un giovane contadino, che si tiene la mano sulla barba in atteggiamento di grande perplessità, un altro indiano a torso nudo e in atteggiamento di preghiera, una donna dai capelli crespi probabilmente una serva negra del vescovo, un altro uomo, una donna con dei bambini, altri francescani ecc...

Ancora una volta perciò risultava che l'immagine del dipinto, un occhio cioè solo dipinto, reagiva proprio come l'occhio vero, di una persona viva! Al cospetto di tali fenomeni, il termine prodigio non è certamente troppo audace. Se si ammette che dietro a tutto questo ci sia un’intenzione religiosa e che questo sia un segno inviato dall'Alto per sostenere la nostra fede vacillante, io credo che veramente si possa parlare di “miracolo”. E' certamente un segno preparato da lungo tempo per noi dalla misericordia divina. A completamento di tutto quanto sopra, possiamo ancora aggiungere i seguenti particolari:

  • Il riflesso in questione si trova sull'iride degli occhi e questa ha un diametro di appena 7 o 8 millimetri; si può dunque immaginare quanto siano micrometricamente piccole le figure riscontrate, individuabili solo attraverso la digitalizzazione e l'ingrandimento di cui si è detto.

  • L'uomo barbuto individuato come riflesso nell'iride dell'Immagine doveva trovarsi a 30 o 40 cm. dagli occhi della Vergine, in base ai calcoli che è possibile effettuare; Il santuario della Madonna di Guadalupe.

  • La digitalizzazione permette in questo modo di recuperare dettagli perduti per i nostri occhi, passati cioè subliminalmente e pressoché inosservati oppure dimenticati. L'occhio dell'uomo, per esempio, può distinguere fra 16 e fino a 32 sfumature di grigio; il microdensimetro arriva fino a 250. Si può dunque ben immaginare quante sono le cose che il nostro occhio “vede”, cioè registra, e che invece noi non vediamo coscientemente; e che invece in questo modo possono essere evidenziate. Il loro riflettersi sulla retina e poi gli artifici della digitalizzazione, dell'ingrandimento e della fissazione fattane sulla pellicola fotografica ce li rende visibili e li conserva per sempre.

Conclusivamente, sembra che negli occhi della Vergine sia conservata tutta la storia dell'indio Juan Diego. L'ipotesi è che la Vergine S. Madre di Dio stesse nella stanza al momento dell'incontro tra lui e il vescovo ma, naturalmente, invisibile. Sarebbero la sua immagine, ma anche i riflessi dei suoi occhi invisibili, ad essere effigiati sull'ayate.

 

 

 

Il mantello della Vergine di Guadalupe

E' veramente incredibile quello che la scienza ha scoperto su questa tilma, che avrebbe dovuto distruggersi dopo 20/30 anni!

1. Studi oftalmologici realizzati sugli Occhi di Maria hanno scoperto che avvicinando loro la luce, la retina si contrae e ritirando la luce, torna a dilatarsi, esattamente come accade a un occhio vivo.

2. La temperatura della fibra di maguey (ricavata da una pianta) con cui è costruito il mantello mantiene una temperatura costante di 36.6 gradi, la stessa di una persona viva.

3. Uno dei medici che analizzò il manto collocò il suo stetoscopio sotto il nastro con fiocchi che Maria ha intorno alla vita (segnale che è incinta) e ascoltò battiti che si ripetevano ritmicamente, contò 115 pulsazioni al minuto, come per un bebè nel ventre materno.

4. Non si è scoperto nessun tratto di pittura sulla tela. In realtà, a una distanza di 10 centimetri dall'immagine, si vede solo la tela cruda: i colori scompaiono. Studi scientifici non riescono a scoprire l'origine della colorazione che forma l'immagine, né la forma in cui la stessa è stata dipinta. Non si riscontrano tracce di pennellate né di altra tecnica conosciuta. Gli scienziati della NASA affermarono che il materiale che origina i colori non è nessuno degli elementi conosciuti sulla Terra.

5. Si è fatto passare un raggio laser lateralmente sopra la tela, e si è evidenziato che la colorazione non è né al dritto né al rovescio, ma che i colori fluttuano a una distanza di tre decimi di millimetro sopra il tessuto, senza toccarlo. I colori fluttuano nell'aria, sopra la superficie del Mantello. Ti sembra sorprendente? Allora sorprenditi ancor più con queste altre scoperte:

6. La fibra di maguey che costituisce la tela dell'immagine, non può durare più di 20 o 30 anni. Vari secoli fa si dipinse una replica dell'immagine su una tela di fibra di maguey simile, e la stessa si disintegrò dopo alcuni decenni. Mentre, a quasi 500 anni dal miracolo, l'immagine di Maria continua a essere perfetta come il primo giorno. La scienza non si spiega l'origine dell'incorruttibilità della tela.

7 Nell'anno 1791 si rovescia accidentalmente acido muriatico sul lato superiore destro della tela. In un lasso di 30 giorni, senza nessun trattamento, se ricostituì miracolosamente il tessuto danneggiato.

8. Le stelle visibili nel Manto di Maria riflettono l'esatta configurazione e posizione del cielo che il Messico presentava nel giorno in cui avvenne il miracolo.

9. All'inizio del secolo XX, un uomo nascose una bomba ad alto potenziale in un arredo floreale, che collocò ai piedi della Tela. L'esplosione distrusse tutto ciò che era intorno, meno la Tela, che rimase in perfetto stato di conservazione.

10. La scienza scoprì che gli occhi di Maria possiedono i tre effetti di refrazione dell'immagine di un occhio umano.

11. Nelle pupille di Maria (di soli 7,8 mm) si sono scoperte minute immagini umane, che nessun artista avrebbe mai potuto dipingere. Sono due scene e si ripetono in tutte e due gli occhi. L'immagine del vescovo Zumárraga negli occhi di Maria fu ingrandita mediante tecnologia digitale, e ha rivelato che nei suoi occhi è ritratta l'immagine dell'indio Juan Diego, che apre la sua Tilma davanti al vescovo. La misura di questa immagine? - la quarta parte di un milionesimo di millimetro. È evidente che tutti questi fatti inspiegabili ci siano stati dati per una ragione: volevano catturare la nostra attenzione.

 

 

 

Significato del nome "Guadalupe"

1. “Guadalupe” significa nell’idioma indigeno: “schiaccia la testa al serpente”. È appunto il vangelo nella Genesi 3:15: Maria, vincitrice del maligno.

2. L’immagine è una pittura identica al dettaglio dell’Apocalisse 12: “apparve nel cielo un grande segnale, una donna avvolta nel sole, con la luna sotto i suoi piedi.”

3. La Vergine ha un nastro con dei fiocchi sul ventre, è “incinta“ per indicare che Dio vuole che Gesù nasca in America, nel cuore di ogni Americano.

 

 

 

Una donna incinta di tre mesi

Misure ginecologiche hanno stabilito che la Vergine dell'Immagine ha le dimensioni fisiche di una donna incinta di tre mesi. Sotto la cintura che trattiene la veste, al posto stesso dell'embrione, spicca un fiore con quattro petali: il Fiore solare, il più familiare dei geroglifici degli Aztechi che simboleggia per loro la divinità, il centro del mondo, del cielo, del tempo e dello spazio. Dal collo della Vergine pende una spilla il cui centro è adorno di una piccola croce, che ricorda la morte di Cristo sulla Croce per la salvezza di tutti gli uomini. Vari altri particolari dell'Immagine di Maria fanno di essa uno straordinario documento per la nostra epoca, che li può constatare grazie alle tecniche moderne. Così la scienza, che ha spesso servito quale pretesto per l'incredulità, oggi ci aiuta a mettere in evidenza segni che erano rimasti sconosciuti per secoli e secoli e che non può spiegare.

L'immagine di Nostra Signora di Guadalupe porta un messaggio di evangelizzazione: la Basilica di Città del Messico è un centro «dal quale scorre un fiume di luce del Vangelo di Cristo, che si diffonde su tutta la terra attraverso l'Immagine misericordiosa di Maria» (Giovanni Paolo II, 12 dicembre 1981). Inoltre, con il suo intervento in favore del popolo azteco, la Vergine ha contribuito alla salvezza di innumerevoli vite umane, e la sua gravidanza può esser interpretata come un appello speciale in favore dei nascituri e della difesa della vita umana; tale appello è di grande attualità ai giorni nostri, in cui si moltiplicano e si aggravano le minacce contro la vita delle persone e dei popoli, soprattutto quando si tratta di una vita debole ed inerme. Il Concilio Vaticano II ha deplorato con forza i crimini contro la vita umana: "Tutto ciò che è contro la vita stessa, come ogni specie di omicidio, il genocidio, l'aborto, l'eutanasia e lo stesso suicidio volontario, TUTTO CIÒ CHE VIOLA L'INTEGRITÀ' DELLA PERSONA UMANA... (...); tutte queste cose, e altre simili, sono certamente VERGOGNOSE. Mentre GUASTANO LA CIVILTÀ UMANA, disonorano coloro che così si comportano più ancora che quelli che le subiscono e ledono grandemente l'onore del Creatore" ("Gaudium et Spes", n.27).

Preghiera a Nostra Signora di Guadalupe protettrice dei bimbi non nati

Santa Maria, Madre di Dio e della Chiesa, Nostra Signora di Guadalupe, tu fosti scelta dal Padre per il Figlio per mezzo dello Spirito Santo.Tu sei la Donna vestita di sole sul punto di dare alla luce Cristo mentre satana, il Dragone Rosso, spera di divorare voracemente tuo Figlio. La stessa cosa fece Erode cercando distruggere tuo Figlio, Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, massacrando molti bambini innocenti nel suo intento. La stessa cosa fa oggi l'aborto, ammazzando milioni di bambini innocenti e sfruttando le sue madri nel suo attacco contro la vita e contro la Chiesa, il Corpo di Cristo. Madre degli Innocenti, lodiamo Dio in te per i Suoi doni a te, per la tua Immacolata Concezione, libera dal peccato, piena di grazia; la tua maternità di Dio e della Chiesa, la tua Perpetua Verginità e la tua Ascensione al Cielo in corpo e spirito. O Ausilio dei Cristiani, ti preghiamo, proteggi tutte le madri dei non nati ed i bimbi nel loro grembo. Supplichiamo il tuo aiuto affinché termini l'olocausto dell'aborto. Santa Madre, preghiamo il tuo Immacolato Cuore per tutte le madri e tutti i bambini ancora non nati affinché essi possano avere la vita sulla terra e per il Preziosissimo Sangue versato da tuo Figlio possano avere vita eterna con Lui nei cieli. Preghiamo il tuo Immacolato Cuore anche per tutti quelli che praticano aborti e quelli che li appoggiano, affinché si convertano ed accettino tuo Figlio, Gesù Cristo, come Signore e Salvatore. Difendi tutti i tuoi figli nella battaglia contro satana e tutti gli spiriti malvagi in questi tempi di oscurità.

Desideriamo che gli innocenti bambini ancora non nati e che muoiono senza il Battesimo possano essere battezzati e salvati. Ti chiediamo di concedere questa grazia per loro ed il pentimento, la riconciliazione ed il perdono di Dio per i loro genitori ed i loro assassini.Che sia rivelato una volta in più nel mondo il potere dell'Amore. Che egli metta fine al male. Che trasformi le coscienze. Che il tuo Immacolato Cuore riveli per tutti la luce della speranza. Che Cristo Re regni su tutti noi, le nostre famiglie, città, stati, paesi e l'umanità intera. O clemente, O piena di amore, O dolce Vergine Maria, ascolta le nostre preghiere ed accetta l'esultanza dei nostri cuori! Nostra Signora di Guadalupe, Protettrice dei non nati, Prega per noi!

Preghiera alla Vergine di Guadalupe

Benedetta Vergine di Guadalupe, Ti chiedo a nome di tutti i miei fratelli del mondo, di benedirci e proteggerci. Dacci una prova del tuo amore e bontà e ricevi le nostre preghiere e orazioni. Oh Purissima Vergine di Guadalupe! Ottieni da tuo figlio il perdono dei miei errori, benedizione per il mio lavoro. Rimedi per le mie infermità e necessità, e tutto ciò che credi conveniente chiedere per la mia famiglia. Oh Santa Madre di Dio, non deludere le suppliche che t’indirizziamo nelle nostre necessità. Amen

 

 

 

Juan Diego Cuauhtlatoatzin Veggente di Guadalupe

Con lo sbarco degli spagnoli nelle terre del continente latino-americano aveva avuto inizio la lunga agonia di un popolo che aveva raggiunto un altissimo grado di progresso sociale e religioso. Il 13 agosto 1521 segno’ il tramonto di questa civiltà. Tenochtitlan, la superba capitale del mondo atzeco, fu saccheggiata e distrutta. L’immane tragedia che ha accompagnato la conquista del Messico da parte degli spagnoli, sancisce per un verso la completa caduta del regno degli aztechi e per l’altro l’affacciarsi di una nuova cultura e civiltà originata dalla mescolanza tra vincitori e vinti.

E’ in questo contesto che, dieci anni dopo, va collocata l’apparizione della Madonna a un povero indio di nome Juan Diego, nei pressi di Città del Messico. La Vergine ha scelto come suo interlocutore un “povero indio”, Juan Diego, nato verso il 1474 e morto nel 1548 a Guadalupe, che prima di convertirsi al cattolicesimo portava un affascinante nome azteco, Cuauhtlotatzin, che sta a significare “colui che parla come un’aquila”. Varie fonti ci tramandano i dati biografici del veggente del Tepeyac: egli e’ un macehual, cioe’ un uomo del popolo, piccolo coltivatore diretto in un modesto villaggio: poco più di niente, nella società azteca complessa e fortemente gerarchizzata. Cuauhtlotatzin fu tra i primi a ricevere il battesimo, nel 1524, all’eta’ di cinquant’anni, con il quale gli fu imposto il nuovo nome cristiano di Juan Diego, e con lui venne battezzata anche la moglie Malintzin, che prese a sua volta il nome di Maria Lucia.

Il neoconvertito si distingueva in mezzo agli altri per la sollecitudine nel frequentare la catechesi e i sacramenti, senza badare ai sacrifici che questo richiedeva: si poneva in cammino fin dalle prime ore del giorno per raggiungere Santiago di Tlatelolco, dove i francescani radunavano gli indigeni per catechizzarli. Rimasto vedovo dopo solo quattro anni, Juan Diego orienta la sua vita ancora più decisamente verso Dio: trascorre tutto il suo tempo fra il lavoro dei campi e le pratiche della religione cristiana, fra cui l’ascolto della catechesi impartita agli indigeni convertiti dai missionari spagnoli. Conduce una vita esemplare che edifica molti. L'esperienza eccezionale vissuta sul Tepeyac s'inserisce in un’esistenza gia’ trasformata dalla grazia del battesimo e cementata dall’incontro con la Madre di Dio che ne potenzia in modo straordinario il cammino di fede, fino a spingerlo ad abbandonare tutto, casa e terra, per trasferirsi in una casetta che il vescovo Zumàrraga gli ha fatto costruire a fianco della cappella eretta in onore della Vergine di Guadalupe.

Qui Juan Diego vive per ben 17 anni in penitenza e orazione, assoggettandosi agli umili lavori di sagrestano, senza mai mancare al suo impegno di testimoniare quanto Maria ha fatto per lui e può fare per tutti quelli che con affetto filiale vorranno rivolgersi al suo cuore di Madre. La morte lo coglie nel 1548, quando ha ormai 74 anni.La sua fama di santita’, che gia’ l’aveva accompagnato in vita, cresce nel tempo fino ai nostri giorni, finche’ nel 1984 si dette finalmente inizio alla sua causa di beatificazione e si pose mano all'elaborazione della Positio, orientata a comprovarne non solo il culto, da tempo immemorabile, ma anche a dimostrare le virtu’ del servo di Dio e a illustrarne la vita, separate il piu’ possibile dal fatto guadalupano. Attraverso una solida base documentale si voleva cioe’ dimostrare che Juan Diego, per i suoi soli meriti di cristiano, era degno di assurgere agli onori degli altari, finche’ – al termine di un complesso iter ecclesiastico - con il decreto Exaltavit humiles (6 maggio 1990), se ne e’ finalmente concessa la memoria liturgica, fissata al 9 dicembre, data della prima apparizione della “Morenita”. Giovanni Paolo II ha dichiarato beato il veggente Juan Diego nel 1990, per proclamarlo infine santo nel 2002.

(audio in spagnolo)